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Artemisia Gentileschi: Giaele e Sisara - Budapest , Museo di Belle Arti ©The Museum of Fine Arts Budapest/Scala, Firenze
Artemisia Gentileschi: Giaele e Sisara - Budapest , Museo di Belle Arti ©The Museum of Fine Arts Budapest/Scala, Firenze (sezione)

Artemisia Gentileschi: Il coraggio e il talento

di Francesca Bardi • Gennaio 2024
Una storia di passione e femminilità, della quale l’artista è emblema da quattrocento anni

Nomen omen. Se nel nome si nasconde un destino, Artemisia Gentileschi ha mantenuto le aspettative del proprio, della fierezza e del coraggio di Artemide, infatti, la pittrice romana ha senz’altro preso tanto diventando, come la dea, esponente di un’attività tipicamente maschile, senza contare che per farlo ha dovuto reagire eroicamente a una brutale violenza subita in giovane età. Non si può riferirsi a lei, infatti, senza accennare alla suddetta esperienza, poiché la sua vita è stata pesantemente condizionata da quella e dalle conseguenze di quella. Artemisia, però, ha saputo reagire e imporsi tutt’altro che come vittima. Ha combattuto la sua battaglia e si è realizzata come artista piena di talento rendendo visibile tutta la sua ricchezza, modernità e passione.

Figlia d’arte, del pisano Orazio Gentileschi, Artemisia cresce all’ombra del padre, figura che, nel bene e nel male, ha sempre segnato il suo destino. È lui che la introduce alla pittura incoraggiando la sua naturale predisposizione facendola diventare una vera pittrice ed è sempre lui che, pur senza volerlo, storicamente si prenderà il merito delle opere della figlia, almeno fino a quando, non molto tempo fa, Artemisia viene riscoperta dal mondo dell’arte. Sempre il padre, purtroppo, ancora inconsapevolmente, è il responsabile della parte più tragica della vita della donna, presentandole l’uomo che la violenterà. Giovanissima e certamente bella, come ci dicono i suoi autoritratti, è oggetto di attenzioni degli amici del padre, che non le ri- sparmiano anche pesanti fastidi e uno di loro, il più ardito, il raffinato ed elegante pittore Agostino Tassi, nel 1611 la violentò.

Artemisia Gentileschi- Autoritratto in forma di allegoria della Pittura, con un ritratto maschile sul cavalletto – Roma, Gallerie Nazionali d’Arte Antica di Roma, Palazzo Barberini

Avviata, infatti, precocemente all’attività artistica, diventa presto motivo di orgoglio per il padre Orazio, che per la sua formazione decide di affiancarla al virtuoso della prospettiva in trompe-l’œil Agostino Tassi. Un artista certamente di talento, ma anche un uomo con pochi scrupoli e dai trascorsi discutibili. Gli incontri di natura artistica si tra- sformano presto in occasioni di molestie fino ad arrivare allo stupro, episodio che influenzerà tutta la vita e il percorso artistico della donna. Alle reiterate violenze il Tassi oppone una promessa di matrimonio riparatore e non mantenendola si arriva alla denuncia e al processo. Sotto accusa, però, è come se ci fosse finita la vittima, Artemisia, con l’insinuazione di facili costumi. Così comincia un lungo, chiacchieratissimo ed estenuante dibattito dove i giudici ecclesiastici, parlando latino mentre la donna si difende in volgare, non fanno che insinuare che se è stata stuprata in fin dei conti è perché se lo è cercato. Una difficile realtà ancora oggi fin troppo familiare, visto che a distanza di quattro secoli le cronache forniscono ancora molte analogie.

Artemisia combatte, si difende e vince, ma perde allo stesso tempo: vince la causa, ma si porta a casa un pesante giudizio morale che la punirà più della legge. Un peso che però non la spingerà mai a nascondersi, ma a reagire, diventando una forza, la sua forza. Il colpevole viene con- dannato a una pena di cinque anni di carcere, pena che non sconterà mai, anzi, continuerà a dipingere i suoi porti pieni di velieri, anticipando la stagione del vedutismo. Sarà soltanto grazie al talento e all’eccezionale personalità che Artemisia riuscirà a scrollarsi di dosso quei pregiudizi per dedicarsi a costruire il suo speciale percorso artistico. Da questa condanna nasce la leggenda di Artemisia. È dopo il processo e forse anche grazie alla visibilità così acquisita, infatti, che Artemisia riesce a far emergere il suo talento diventando un’artista tra le più richieste in Europa. Sempre in viaggio si sposta a Firenze, Venezia, Londra, Napoli, si sposa per avere una dignitosa facciata, ha quattro figli e anche un amante che non nasconde, diventa, insomma, quella che oggi chiameremmo una donna libera, realizzata nel lavoro e che si muove perfettamente a suo agio in una società che tutto questo non lo immagina né lo prevede.

I momenti difficili della vita, però, non si dimenticano e nel caso di Artemisia questi trasudano il loro dolore dalle sue opere pur traboccanti di passione per la vita. Le difficoltà plasmano un’artista che sa creare immagini capaci di lasciare tracce profonde nella storia dell’arte e che continuano a risuonare anche nel nostro tempo. La sua pittura, che risente della maniera del padre Orazio, non tarda a trovare una precisa singolarità. Infatti, benché partecipe di quel filone del caravaggismo che proprio in Orazio Gentileschi ha avuto uno dei maggiori esponenti, Artemisia si prova in una ricerca del tutto personale. Sceglie, come la maggior parte dei caravaggeschi, le sue eroine tra personaggi biblici, ma riesce a penetrarne in modo originale la psicologia, quasi voglia liberare nelle sue Betsabee, Giuditte, Susanne, Lucrezie tutti i suoi possibili e inesplorati modi di essere. Attraverso le eroine protagoniste dei suoi quadri, riesce a far emergere il desiderio di riscatto e di affermazione all’interno di una società ostile al sesso femminile.

Artemisia Gentileschi- Giuditta e Abra con la testa di Oloferne Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni, Collezione d’Arte

Dallo scorso novembre 2023, fino al 1° aprile 2024, nei saloni dell’Appartamento del Doge di Palazzo Ducale, Genova omaggia Artemisia Gentileschi esponendo alcuni tra i suoi maggiori capolavori. Artemisia Gentileschi – coraggio e passione è curata dallo storico dell’arte Costantino D’Orazio che, in un percorso suddiviso in 10 sezioni, tra vicende familiari, soluzioni artistiche rivoluzionarie, immagini drammatiche e trionfi femminili, offre l’opportunità di vedere raccolti oltre cinquanta capolavori sparsi in tutta Europa e negli Stati Uniti delineando un ritratto preciso della complessa personalità di una delle artiste più celebri al mondo.

Artemisia Gentileschi è un’artista appassionata, moderna e innovatrice, e questa mostra la studia anche attraverso il confronto col padre, quell’Orazio, figura importante per le vicende artistiche di Genova, ma anche genitore oppressivo e complicato nei rapporti con la talentuosa figlia. Tra le sale di Palazzo Ducale, si assiste a un serrato confronto tra i due, nel quale le opere ora parlano, ora sussurrano, ora urlano.

Una mostra che racconta della forza delle donne di cui oggi si parla tanto e di cui Artemisia è diventata emblema quattrocento anni fa, una mostra che intende restituire ad Artemisia Gentileschi il merito di aver contribuito in maniera profonda al rinnovamento della pittura, sulle orme di Caravaggio.

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