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Giovanni Fattori: Il carro rosso, 1883-86 - Milano, Pinacoteca di Brera
©Foto Scala, Firenze - su concessione Ministero Beni e Attività Culturali e del Turismo

I macchiaioli: Realtà e nostalgia

di Elena Aiazzi • Gennaio 2023
La “macchia”, espressione artistica per raccontare l’eccezionale normalità della vita

iamo in Toscana a Firenze negli anni ’50 dell’Ottocento, quando nasce il nuovo movimento artistico, i cui componenti vengono etichettati come Macchiaioli. All’epoca Firenze è una città dinamica e in continua trasformazione, una città che nell’arco di soli dieci anni si trova prima annessa al Regno di Sardegna e poi capitale del Regno di Italia e, grazie a questo suo continuo fermento, diventa patria ideale per giovani artisti di spirito rivoluzionario, proprio come quelli che danno vita al gruppo de’ “I Macchiaioli” e si ritrovano al Caffè Michelangelo per parlare di arte, politica e cultura, definendo un nuovo stile e un diverso modo di vedere il mondo. La definizione di Macchiaioli viene utilizzata in modo dispregiativo dalla critica del tempo, che non apprezza il nuovo linguaggio figurativo, così lontano dai quadri di storia che spopolano nelle accademie, e nei quali ancora trionfa il Romanticismo. La borghesia, il pubblico delle esposizioni d’arte del tempo, ama la pittura di storia che evoca il passato e rimane spiazzata di fronte ai dipinti dei Macchiaioli dove fanno il loro ingresso contadini, soldati, donne del popolo, tutti raffigurati nella loro quotidianità senza alcun filtro.

Odoardo Borrani: Antica porta a Pinti, 1880 ca. – Collezione privata

I Macchiaioli si oppongono al modo di dipingere istituzionalizzato delle accademie, cercando invece una pittura nuova, libera da stereotipi e meno studiata. Cristiano Banti, uno dei maggiori sostenitori della nuova corrente artistica, sia come pittore che nelle vesti di mecenate, riassume la poetica del gruppo in una lettera all’amico Cabianca: “Io vorrei vedere un poco l’arte sbarazzata da certi pregiudizi che potrebbero esserci molto nocivi col tempo, gradirei vedere un’arte più splendida trattata con sicurezza e larghezza, più facile, infine, senza rinunziare alle qualità volute e note ormai agli artisti in progresso… La pittura delle Belle Epoche è impossibile a rifarsi, ci manca tutto; ma non sarebbe mica male risovvenirci di quando in quando di certi artisti...”

Silvestro Lega: Il primo dolore, 1863 ca. – Genova, Palazzo Doria Spinola

L’uso della macchia per questi pittori è fondamentale per raccontare la realtà: ampie zone di colore si accostano ad altre più piccole cercando di cogliere l’attimo, quasi con l’effetto di un’istantanea, come ne L’antica porta a Pinti di Odoardo Borrani, che con il suo tocco severo ed essenziale fissa l’immagine di una calda giornata di sole a Firenze, dove la luce regna sovrana, vera protagonista dell’opera.

Giovanni Fattori: Artiglieria in marcia, 1880-1881 – Collezione privata

La tecnica della macchia di colore era già in uso da molto tempo prima che i Macchiaioli la eleggessero a stile indipendente; la macchia infatti era usata nella redazione dei bozzetti preparatori per le grandi opere, e per questo i loro dipinti vengono criticati per l’effetto volutamente non finito. Oltre che un radicale cambiamento rispetto ai soggetti della pittura precedente, si assiste anche a una rottura con lo stile pittorico del passato, abbandonando il sentimentalismo e l’enfasi emotiva che caratterizzavano il Romanticismo. I Macchiaioli escono dagli atelier per dipingere en plein air, dal vero, senza disegno preparatorio, ma con un approccio diretto con la Natura, in particolare includendo nelle proprie rappresentazioni la categoria degli umili, degli ultimi, dei “bruti” come dice Fattori, che dipinge i più miseri per aggiungere il sentimento del “vero” alle sue opere. Giovanni Fattori, uno dei più rappresentativi esponenti del movimento dei Macchiaioli, aderisce alla macchia per il suo stretto legame con la poetica naturalistica.

Lo scopo dell’artista è quello di creare una pittura di “impressione” modulando i volumi e la prospettiva non più con il chiaroscuro, ma con la giustapposizione omogenea di campiture di colore accordate tra loro in base al tono, al valore e al loro rapporto. Fattori non contempla l’utilizzo di linee di contorno perché l’occhio umano è colpito solo dai colori, che con le loro brusche interruzioni descrivono i contorni degli oggetti autonomamente.

Vincenzo Cabianca: Acquaiole della Spezia, 1864 – Collezione privata – Courtesy Butterfly Institute Fine Art, Galleria d’arte, Lugano

Tra i soggetti delle opere di Fattori spesso troviamo i militari, l’artista infatti sostiene che c’è un rapporto diretto tra Risorgimento e pittura dei Macchiaioli, proprio per lo spirito rivoluzionario che li accomuna, e raffigura la vita sul campo di battaglia con grande partecipazione. I soldati di Fattori sono uomini stanchi, raccontati nella loro fragilità e non colti in atti epici come gli eroi dei grandi quadri di storia. Gli aspetti più umili della realtà catturano l’attenzione dell’artista, che introduce nelle sue opere una riflessione sulla quotidianità, condotta con grande vigore e autenticità morale: “Quando all’arte si leva il verismo che resta? Il verismo porta lo studio accurato della Società presente, il verismo mostra le piaghe da cui è afflitta, il verismo manderà alla posterità i nostri costumi e le nostre abitudini” afferma infatti Giovanni Fattori.

Telemaco Signorini: Una via di Ravenna, 1876 – Pistoia, Museoarchives Giovanni Boldini Macchiaioli

La quotidianità ripetitiva dei soldati è la stessa che troviamo nelle vie di borghi montani e periferie cittadine dipinte da Telemaco Signorini, una fra le personalità più incisive nel gruppo dei Macchiaioli; l’artista ha un approccio analitico verso tutto ciò che lo circonda, con un’attenzione particolare nei confronti delle nature più miti e più fragili; Telemaco fa un uso sapiente delle luci e delle ombre per rappresentare il mondo nella sua verità attraverso piccoli frammenti di vita e i Macchiaioli eleggono la luce come elemento essenziale della loro pittura, una luce che consolida la forma e sostiene la pennellata.

Date le analogie con l’Impressionismo francese viene naturale chiedersi perché I Macchiaioli non riscossero lo stesso successo: sicuramente Firenze non è Parigi, ma vedendo la bellezza e la raffinatezza di quei dipinti, resta difficile arrendersi all’idea che questi capolavori non siano stati stimati a sufficienza nel proprio tempo. Oggi le opere di questi artisti innovatori hanno trovato l’apprezzamento che meritano, come dimostra la rassegna I Macchiaioli – L’avventura dell’arte moderna che il Museo Revoltella di Trieste presenta dal 19 novembre 2022 al 10 aprile 2023, mettendo in risalto le luci e le ombre di un movimento artistico che se pure non fu pienamente compreso dai contemporanei, ha dato un contributo determinante nel costruire le basi dell’arte moderna.

Silvestro Lega: Ponte sull’Africo a Piagentina, 1865-66 – Pistoia, Museoarchives Giovanni Boldini Macchiaioli

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