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Protetto: Fratture da compressione vertebrale
di Dr.ssa Julie Creech-Organ, Dr.ssa Brooke Organ • Giugno 2026
La frattura da compressione vertebrale è una complicanza comune dell’osteoporosi, che insorge spesso in seguito a gesti quotidiani come girarsi nel letto, tossire e starnutire; sono possibili anche eziologie traumatiche o metastatiche. Sebbene molti pazienti siano asintomatici, la frattura può manifestarsi con lombalgia che si accentua con i movimenti del rachide e con la manovra di Valsalva, compromettendo potenzialmente la funzionalità. Nel lungo periodo, queste fratture possono determinare cifosi, riduzione dell’altezza vertebrale, atrofia muscolare e ulteriore perdita di densità minerale ossea.
La radiografia con proiezioni antero-posteriore e laterale della colonna vertebrale rappresenta la modalità di imaging di prima scelta; la risonanza magnetica (RM) può essere impiegata per confermare i casi clinicamente sospetti con radiografia negativa. Il trattamento conservativo costituisce il cardine dell’approccio terapeutico, fondato su riabilitazione fisica e farmacoterapia analgesica. Oltre ai FANS e al paracetamolo, diversi farmaci antiosteoporotici si sono dimostrati efficaci nel ridurre il dolore post-frattura. Le ortesi e i blocchi delle radici nervose dispongono di prove molto limitate di beneficio a breve termine. Il ricorso alla vertebroplastica o alla cifoplastica va considerato quando il dolore persiste per più di 6 settimane nonostante il trattamento conservativo. La prevenzione dell’osteoporosi e il mantenimento di un’adeguata densità minerale ossea sono essenziali per ridurre il rischio di fratture vertebrali da compressione.
(Am Fam Physician. 2026; 113(1): 51-56. Copyright © 2026 American Academy of Family Physicians).
(Am Fam Physician. 2026; 113(1): 51-56. Copyright © 2026 American Academy of Family Physicians).
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