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La gestione dell’ipertrigliceridemia: Domande frequenti e risposte

di Robert C. Oh, Evan T. Trivette, Katie L. Westerfield • Febbraio 2021
L’ipertrigliceridemia, definita come la presenza a digiuno di livelli sierici di trigliceridi maggiori o uguali a 150 mg per dL, è una condizione associata ad un rischio maggiore di sviluppare patologie cardiovascolari. Livelli di trigliceridi molto elevati (500 mg per dL o maggiori) aumentano inoltre il rischio di pancreatite. I diversi fattori di rischio comuni per l’ipertrigliceridemia includono l’obesità, la sindrome metabolica e il diabete mellito di tipo 2, mentre tra i fattori di rischio meno comuni si annoverano l’abuso alcolico, l’inattività fisica, la condizione di sovrappeso, alcuni farmaci ed alcune malattie genetiche. La gestione di alti livelli di trigliceridi (da 150 a 499 mg per dL) prevede inizialmente di intraprendere cambiamenti dietetici e un’attività fisica allo scopo di ridurre il rischio cardiovascolare. Un minor introito di carboidrati (soprattutto di carboidrati raffinati) insieme all’aumento dei grassi (soprattutto acidi grassi omega-3) e dell’apporto di proteine possono ridurre i livelli di trigliceridi. L’attività fisica di intensità da moderata ad elevata può diminuire la trigliceridemia e migliorare la composizione corporea e la capacità di esercizio. Il calcolo del rischio di patologia cardiovascolare aterosclerotica nei 10 anni successivi è utile ed aiuta a determinare l’eventuale necessità di una terapia farmacologica. Le statine possono essere considerate per i pazienti con elevati livelli di trigliceridi e rischio borderline (dal 5% al 7,4%) o intermedio (dal 7,5% al 19,9%). Per i pazienti ad alto rischio nei quali persiste l’ipertrigliceridemia nonostante l’assunzione di statine, icosapent etile ad alte dosi (acido eicosapentaenoico purificato) può ridurre la mortalità cardiovascolare (numero necessario per il trattamento = 111 per prevenire un decesso per patologia cardiovascolare nell’arco di cinque anni). Sebbene non siano disponibili studi clinici a supporto i fibrati, acidi grassi omega- 3 e niacina dovrebbero essere considerati per i pazienti con livelli di trigliceridi estremamente elevati per ridurre il rischio di sviluppare pancreatite. I pazienti con pancreatite acuta secondaria ad ipertrigliceridemia e con livelli di trigliceridi persistentemente superiori a 1.000 mg per dL nonostante la gestione conservativa della pancreatite acuta possono beneficiare dell’infusione di insulina e della plasmaferesi.

(Am Fam Physician. 2020;102: 347-354. Copyright © 2020 American Academy of Family Physicians.) Pubblicato online il 3 giugno 2020
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